Leggi e regolamenti

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Normative dalla A alla Z

Il quadro normativo riguardante i sistemi di ventilazione e aspirazione nei laboratori si compone delle normative DIN EN 14175 – parte 3 e DIN 12924.

La parte 3 della norma europea EN 14175 definisce i metodi per le prove di omologazione di tipo atte a valutare la sicurezza e le prestazioni delle cappe di aspirazione nei laboratori.

La norma DIN 12924 Parte 1 fornisce la base per provare che nelle atmosfere di lavoro al chiuso non si creino miscele gas-aria potenzialmente esplosive.

Le apparecchiature e i sistemi di protezione devono essere conformi alla direttiva ATEX 94/9/CE (ATEX 95) per poter essere utilizzate in zone dove c’è un rischio di esplosione. In conformità con questa direttiva, le apparecchiature sono divise in gruppi / categorie ed etichettate per identificarne l’idoneità all’uso in atmosfere esplosive.

In conformità alla direttiva UE 99/92/CE (ATEX 137) le aziende devono suddividere in zone le aree con atmosfera potenzialmente esplosiva, ovvero laddove si possano trovare miscele esplosive di gas o polveri infiammabili e aria.

Una zona a rischio di esplosione è una zona in cui l’atmosfera può diventare esplosiva a causa delle condizioni ambientali e operative. Le aree pericolose vengono suddivise in zone in base alla frequenza e alla durata del manifestarsi di un’atmosfera pericolosa, potenzialmente esplosiva. Questa suddivisione serve come base per stabilire quali misure di prevenzione debbano essere adottate, in particolare al fine di evitare che si verifichi l’accensione di atmosfere esplosive pericolose.

Alcune indicazioni sul dimensionamento delle superfici di aerazione si trovano nella Circolare del Ministero degli Interni n.8 del 17/04/1985 che contiene le indicazioni applicative per le norme di prevenzione incendi.

Per i magazzini di materiale infiammabile vengono prescritte aperture di aerazione di superficie pari ad 1/30 della superficie in pianta dello stesso magazzino.

Dal Decreto Ministeriale del 31 luglio 1934 sugli oli minerali vengono estrapolate le prescrizioni e la classificazione dei liquidi infiammabili.

La garanzia che negli ambienti chiusi non si creino miscele gas-aria potenzialmente esplosive viene ottenuta e dimostrata mediante una prova sulla base della norma DIN 12924 Parte 1 “Concentrazione di gas nocivi negli ambienti chiusi”.

I più bassi limiti di esplosione di cui si abbia conoscenza sono di circa 7000 ppm (LEL) del nonano. La prova prevista dalla norma DIN 12924 Parte 1 riguardante la concentrazione massima di sostanze nocive negli ambienti chiusi definisce una concentrazione massima consentita di 2000 ppm (quindi un fattore di sicurezza almeno di 3,5).

La parte 3 della norma europea EN 14175 definisce i metodi per le prove di omologazione di tipo atte a valutare la sicurezza e le prestazioni delle cappe di aspirazione nei laboratori.

Secondo il decreto tedesco sulle sostanze pericolose (GefStoffV), attuazione della direttiva europea 98/24/CE sulla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti chimici durante il lavoro, e quello sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute per i luoghi di lavoro (ArbStättV), gas, vapori o materiali in sospensione pericolosi che si liberano devono essere raccolti completamente all’origine o nei punti di rilascio prima che possano diventare nocivi per la salute e l’ambiente.

Ciò viene dimostrato mediante le prove regolate dalla direttiva DIN EN 14175 Parte 3 (in vigore dal 2003) “Metodi per prove di omologazione di tipo per cappe di aspirazione” par. 5.4 (capacità di ritenzione).

La direttiva 2003/10/EC sulle "Prescrizioni minime per la protezione di sicurezza e salute del lavoratore contro il rischio da effetti fisici (rumore)" è entrata in vigore con la pubblicazione del 15 febbraio 2003 sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea. Essa sostituisce la direttiva 86/188/CEE sulla "Esposizione al rumore sul posto di lavoro".

I guanti protettivi per l'uso industriale sono suddivisi in 3 categorie di D.P.I. (dispositivi di protezione individuale), in dipendenza dal pericolo potenziale: categoria I (rischi minimi, basse esigenze di protezione), categoria II (rischi medi e DPI che non possono essere classificati nelle categorie I e III) e categoria III (DPI complessi, protezione contro pericoli mortali oppure danni seri, irreversibili alla salute).

La direttiva europea 89/686/CEE prescrive la marcatura di guanti delle categorie II e III con pittogrammi che ne chiariscano l'azione protettiva.

La norma EN 1090-1 descrive i requisiti e le modalità per l’apposizione della Marcatura CE sui componenti strutturali in acciaio o alluminio.

Tutti i produttori di strutture in acciaio e alluminio, devono provvedere, per i propri prodotti e stabilimenti produttivi,  all’implementazione della Marcatura CE secondo EN 1090-1. La Marcatura CE apposta, dovrà poi indicare la conformità all’uso previsto così come specificato nelle varie opzioni della norma stessa.

La normativa EN 1090-1 si compone di tre parti:

  1. EN 1090-1: requisiti per la valutazione di conformità degli elementi strutturali
  2. EN 1090-2: requisiti tecnici di costruzione richiesti per le strutture in acciaio
  3. EN 1090-2: requisiti tecnici di costruzione richiesti per le strutture in alluminio

I requisiti per la valutazione di conformità per tutte le tipologie di strutture sono definiti secondo uno standard unico, che si tratti di una semplice tettoia di un grande edificio o di una trave di un ponte ferroviario.

I prodotti interessati dalla norma sono quindi tra i più importanti nel settore delle opere civili, quali ad esempio magazzini e fabbriche, depositi, tetti, ponti, gru, strutture di ingegneria idraulica e componenti di edifici di uso generale.

Secondo la norma EN 14470-1, la resistenza al fuoco di un armadio di stoccaggio deve essere verificata con una prova al fuoco (prova di omologazione) ed individua quattro classi di resistenza degli armadi: 15 minuti, 30 minuti, 60 minuti, fino a 90 minuti.

La resistenza al fuoco deve essere verificata con una prova del prototipo degli armadi, le cui pareti posteriori e laterali devono avere stesso spessore e forma costruttiva paragonabile. Durante la prova al fuoco l’armadio si trova libero nell’ambiente, scostato di 100 mm dalla parete di fuoco. L’obbiettivo della prova è una sufficiente protezione in caso di incendio per consentire a squadre di salvataggio e Vigili del Fuoco di giungere sull’ambiente di lavoro prima che, a causa delle sostanze ivi stoccate, sorga un incendio incontrollato.

Le discrepanze dimensionali senza una nuova prova al fuoco sono limitate a diminuzione: di altezza e larghezza al massimo di 100 mm e di profondità al massimo di 150 mm. Armadi di sicurezza con variazioni dimensionali più grandi o con due variazioni di dimensione devono sostenere una nuova prova al fuoco per essere di nuovo omologati secondo la EN 14470-1.

Per regolamentare l’utilizzo degli armadi per lo stoccaggio in sicurezza di bombole di gas in pressione è entrata in vigore dal luglio 2006 la norma europea EN 14470-2, che è stata pubblicata in Italia il 1 novembre del 2007 come UNI EN 14470-2. La neonata norma è andata di fatto a sostituire la norma tedesca DIN 12925-2, che da quel momento non ha più potuto valere come norma di prova.

Con l’entrata in vigore della norma EN 14470-2, la classe di resistenza al fuoco viene suddivisa in 4 classi da G15 fino a G90 (resistenza al fuoco da 15 fino a 90 minuti). Inoltre ogni tipo e formato di armadio deve essere sottoposto ad una prova in forno, che può essere eseguita esclusivamente in un istituto di prova dei materiali riconosciuto. E’ richiesto che all’armadio di sicurezza sia consegnata una dichiarazione / attestazione di conformità alla prova.

Tra le altre cose questa norma contiene anche chiare disposizioni in merito ad una disaerazione tecnica. In special modo gas infiammabili e tossici richiedono fino a 120 ricambi all’ora.

La normativa EN 15154 si compone di quattro differenti parti, le prime due (EN 15154-1 e EN 15154-2) risalenti al 2006, le altre due (15154-3 e 15154-4) emanate tre anni più tardi nel 2009:
1. Regolamentazione sulle docce di emergenza con allacciamento dell’acqua
2. Regolamentazione sulle stazioni lavaocchi con allacciamento dell’acqua
3. Regolamentazione sulle docce di emergenza portatili
4. Regolamentazione sulle stazioni lavaocchi portatili

Linea guida della regolamentazione è che in zone di lavoro pericolose deve essere subito messa a disposizione una quantità sufficiente di liquido tale da permettere la doccia al corpo o la pulizia oculare, in caso d’incendio o dopo contatto con sostanze pericolose per la salute.

Secondo la norma EN 15154 la portata di acqua erogata dalle docce di emergenza con allacciamento dell’acqua deve essere pari a quella prevista dalle normative locali e nel caso in cui non esistesse normativa deve essere di almeno 60 litri/minuto. Per i lavaocchi la portata di acqua erogata è invece di 10 litri/minuto. Entrambi i dispositivi devono garantire una erogazione di acqua continua per almeno 15 minuti. Per i dispositivi portatili, invece, il quantitativo di acqua minima che deve essere messa a disposizione è di 10 litri per il corpo e 150 ml per gli occhi.

La norma definisce anche gli standard di altezza delle docce, tali per cui il 50% del getto d’acqua debba arrivare in un raggio di 200 mm. dal centro della doccia ed il 95% del getto stessa in un area di raggio 400 mm. dal centro della doccia. Il getto del lavaocchi deve invece essere compreso tra i 100 e i 300 mm dal punto di spruzzo.

L’acqua deve essere ovviamente potabile. Non vi sono indicazioni specifiche sul calore dell’acqua ma un appendice alla norma consiglia di mantenere una temperatura variante tra i 15 e i 37 gradi centigradi.

Il sistema GHS (Global Harmonized System) è un sistema elaborato dalle Nazioni Unite per la classificazione e l’etichettatura dei prodotti chimici ed intende fornire un metodo standard per la valutazione dei pericoli inerenti ad ogni singola sostanza.

La struttura delle informazioni nell’etichettatura deve essere la seguente:
– uno o più pittogrammi indicano i pericoli (i pittogrammi sono nove);
– le avvertenze “Pericolo” o “Attenzione” rafforzano l’intensità del messaggio del pittogramma;
– una o più frasi di rischio forniscono informazioni sui rischi nei quali è possibile incorrere;
– i consigli di prudenza contengono informazioni su come conservare usare e smaltire il prodotto.

La norma ISO 45001, sostituirà la OHSAS 18001 andando a regolamentare i sistemi di gestione della salute e della sicurezza sul lavoro. Secondo i programmi dovrebbe entrare in vigore entro la fine del 2017.

Il 1 giugno 2007 è entrato in vigore il nuovo regolamento dell'Unione Europea "Regolamento (CE) 1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio per la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (Reach)". Esso vale in tutti i paesi dell'Unione Europea e regolamenta l'importazione, la produzione e l'impiego di sostanze chimiche.

Il regolamento si basa sul principio della rafforzata responsabilità dell'industria per la gestione non pericolosa delle sue sostanze. Questo significa che produttori e importatori devono analizzare i rischi delle sostanze prodotte e messe in circolazione e proporre misure per la loro manipolazione sicura. Il sistema REACH comprende la notifica (registrazione), la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze.

La resistenza al fuoco di un elemento di chiusura è regolamentata dalla norma UNI EN 13501-2 e deve essere espressa come una funzione del tempo in minuti, durante il quale lo stesso conserva le proprietà di stabilità, tenuta ed isolamento termico.

Résistance, ovverossia stabilità statica della struttura, che in caso di incendio non crolla.
Entretenir, ovverossia tenuta, capacità di trattenere il fuoco di un elemento di chiusura.
Isolation, ovverossia isolamento termico, capacità di mantenere la temperatura all’interno di un predeterminato campo.

Si considera che l’elemento di prova perda la stabilità in caso di collasso, perda tenuta nel momento in cui compaiano fiamme persistenti sulla facciata non esposta al fuoco e che perda l’isolamento termico quando la sua temperatura interna superi il campo di temperatura consentito.

I sistemi DENIOS sono classificati REI 120 nella loro globalità, in base alle direttive UNI EN 13501-2 e alle direttive CE pertinenti.

La legge tedesca sul bilancio idrico (WHG) è una legge quadro federale. Contiene prescrizioni sulla protezione e l'utilizzo di acque superficiali e freatiche.

I depositi per sostanze pericolose DENIOS modello WHG prendono il nome proprio da questa normativa.